Agli Amici dal 1887: le due stelle Michelin in Friuli

I miei genitori raccontano che fin da quando ero piccola (ma piccola piccola…intendiamo i 2/3 anni, qualche mese dopo lo svezzamento e nel periodo delle prime pappette e del cibo ‘quasi come i grandi’) ho sempre dimostrato gioia e interesse per il cibo. Dalle prime pastine a forma di stellina con formaggino ‘Mio’ ai piatti un po’ più elaborati il passo e’ stato breve complice una curiosa voglia di esplorare mondi gustativi nuovi e avventurarsi nel mondo della convivialita’ a tavola degli adulti. Così è stato un piacere anche per loro portarmi in giro per ristoranti senza il timore di pianti improvvisi o scene di insofferenza a tavola e iniziare così ad iniziarmi all’amore per la Cucina (e qui la C maiuscola e’ d’obbligo).

Ancora oggi (per di più, oggi) il cibo per me si associa naturalmente ad una serie di parole che riportano a significati comuni: assaporare, gustare, scoprire, conoscere, condividere e all’idea di fare tutto ciò assieme/con qualcuno. Un momento sacro e speciale.

Questo lungo preambolo per arrivare alla mia passione di unire l’andare in luoghi nuovi con il ricercare posti speciali dove mangiare/bere e scoprire nuovi mondi e realtà enogastronomiche.

E in tutta questa scoperta da un paio d’anni ho iniziato anche l’approccio con i ristoranti stellati che in alcune importanti occasioni mi regalo e regalo a chi condivide con me questa passione.

Quest’anno per il compleanno di Paolo, dopo riflessioni, pareri e scrupolose letture e analisi dei Menu sul web abbiamo deciso di optare per il pluristellato Agli Amici (dal 1887) a Godia, piccola e dispersa frazione nella provincia di Udine.

Un’Esperienza che non ha deluso e ci ha regalato emozioni degustative uniche.

“Agli Amici è prima di tutto la nostra casa, per questo motivo spendiamo in essa tutte le nostre energie, il nostro tempo, il nostro amore e le nostre idee. Qui, nel 1887, ha avuto inizio l’attività della nostra famiglia, partendo da una piccola bottega di generi coloniali e tabacchi. Da allora, generazione dopo generazione ogni giorno, in modo diverso, ma con la stessa passione di chi ci ha preceduti, continuiamo ad aprire la nostra casa a chi passa da Godia.”Hic manebimus optime” dice l’insegna sulla nostra porta, un pensiero che condensa la nostra gioia di accogliere amorevolmente chi ci viene a trovare, augurandoci di donare un momento di serenità e piacere alla nostra tavola.”

Questo lo spirito dell’accoglienza come riportato nel loro sito Web. Prima di tutto “una casa”, la “loro casa” che diventa “vostra/nostra” grazie all’ospitalita’ semplice e calda, professionale ma priva di formalismi inutili ed eccessivi (spesso tipica di alcuni stellati) della famiglia Scarello, con la bravura, ricerca e cura nei piatti di Emanuele, lo chef e il sorriso, la cortesia e la passione della sorella Michela, che gestisce con dedizione la sala assieme ad uno staff di rara bravura e professionalita’ (un plauso particolare a Stephan, che ha reso speciale con la sua ironia piacevole e discreta e le sue capacita’ questo pranzo di compleanno).

Ed e’ proprio nel salottino di Casa che veniamo accolti con un Metodo Classico Rizzi e un benvenuto dalla cucina: leggera chips di verdure, dei piccoli coni di pasta filo al salmone affumicato e dei piccoli assaggi che rivisitano in un boccone il sapore della pasta alla norma e che abbinano il gusto del mare con i profumi delle colline del Collio.

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Sempre seduti sui divanetti del salottino decidiamo con Michela di optare per dei piatti ‘a la carte’ cercando di ricreare un nostro percorso degustazione di terra (così sarà d’obbligo tornare per provare il pesce la prossima volta).

Ci accomodiamo in sala. Un’ampia terrazza coperta con vetro finestra a tutta facciata che dà su un piccolo giardino interno dove ogni tanto compare il gatto dello chef (stazza importante…gatto gourmet).

4 tavoli tondi, ampi, che invitano alla convivialità, ben distanziati gli uni dagli altri per permettere la giusta intimità in sala. Una stanza luminosa, arredata in modo semplice, dove predominano il grigio delle tovaglie e il rosa delle decorazioni. Tutto molto essenziale. Per lasciare che il cibo e i piatti (coloratissimi) diventino i principali protagonisti della tavola.

Carrello del pane appena sfornato che viene tagliato al momento dal cameriere per creare il proprio cestino personale: baguette, un pane con farina di castagne, un filone integrale e dei grissini aromatizzati che si accompagnano divinamente ad una mousse di robiola ed erbette che viene portata su un ceppo di ceramica e posta a centro tavola.

Il secondo benvenuto della cucina, fuori menu è un omaggio alla vendemmia: un gelato di formaggio con una granella di nocciole in cui viene versata dall’uva fragola. L’autunno in bocca.

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Gli antipasti sono una tavolozza di colori e di sapori che esplodono in bocca creando una sensazione perfetta e completa da un tripudio di gusti in contrasto tra loro.

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Cappesante tostate con crema di zucchine, del loro fiore e gocce di Robiola accompagnate da un Petite Arvine Ottin 2013  – vino valdostano minerale, dotato di una tensione meravigliosa e di una splendida sapidità – e un così chiamato” Inn’Alpeggio”… Ricotta ai fiori e zucca candita, gelato al levistico, formaggio d’alpeggio e funghi accompagnati da un Federspiel Rotes Tor – Grutner Veltiner del 2008, vino Austriaco di media corposità e alta sapidità con una profumazione di mela verde e cedro che ricorda alcuni Sauvignon Blanc.

I primi piatti ci riconducono al Friuli con degli gnocchi di Godia gratinati alle erbe di campo, aglio gentile e scorzone (anche qui un piatto che si presenta come un’opera d’arte) e delle fettuccine fatte in casa con animelle di vitello, ricotta, limone e il tocco del cappero a renderle speciali. I vini che ci accompagnano sono un eccezionale Gris – Pinot Grigio Lis Neris vintage del 2001 e un rosso ligure che sorprende per freschezza e profumo, un Rossese di Dolceacqua cantina San Biagio della Cima.

Prima di passare ai secondi due fuori menu: una focaccia al rosmarino e un piatto dolce salato di piccola pasta dal sapore di zucca e cannella da immergere in una crema di ricotta affumicata.

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Un pranzo in crescendo che da il meglio di sè ad ogni successiva portata. Questa la vera sorpresa. I secondi piatti di carne sono da commozione: la migliore spalla di agnello di sempre e una quaglia alla brace con zabajone alle erbe e olive nere e salsa alla liquirizia. Vini corposi d’accompagnamento che ci portano in Toscana  con un Coevo 2010 di Cecchi che riesce perfettamente a far coesistere nel bicchiere “la mineralità e la potenza della Maremma e l’eleganza e finezza del Chianti” e ci fanno poi ritornate in Friuli con il fiore all’occhiello delLa Roncaia, un Refosco 2010 pluripremiato dal sapore potente, colore granato e sentore persistente di frutti di bosco.

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Prima di passare al dolce finale un piatto di erbe essicate nello zucchero per pulire la bocca e prepararsi alla sorpresa di compleanno: una minicake con candelina vaniglia e frutti rossi e la canzone di auguri che coinvolge la sala. Anche qui il fuori menu pre dessert prevede deliziosi dolcetti che vengono serviti su una pietra bianca, accompagnati da un vino Greco, un Samos Grand Cru e una piccola sfera dolce con un gelato fresco e una cialda sottile di biscotto.

E dopo il caffè (della serie non è finita qui) ecco un carrellino con barattoli in vetro di diversa foggia da cui scegliere la propria composizione di frutta secca aromatizzata: una scelta ardua tra nocciole insaporite nel cioccolato fondente, arachidi aromatizzati al cioccolato bianco, mandorle al pistacchio, etc…

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Una cucina mai eccessiva, discreta che conquista per il sorprendente connubio di ingredienti e sapori dagli accostamenti inediti ma che rispettano la tradizione e la cultura gastronomica friulana lasciando spazio alla creatività e all’inventiva.

Due stelle che brillano in questa zona di Collio orientale.

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