La mia Singapore: guida semiseria alla porta d’accesso al Sud Est Asiatico (perchè la amo e perchè se vuoi vedere il futuro, basta venire qui)

 

Rientrata dopo pochi giorni dal mio viaggio nel Sud Est Asiatico, con un jet lag ancora da smaltire, acuito dalle ultime 32 h tra aerei e aeroporti vari, passo a salutare mia nonna nella città che mi ha dato i Natali per mostrarle qualche foto dei posti lontani ed esotici dove ero stata ed ho trovato incredibile che, senza darle particolari informazioni (sottovalutando l’interesse che poteva avere nei confronti della precisa geolocalizzazione di dove ero stata), guardando sul mio Ipad una foto di me in primo piano con nello sfondo il Marina Bay Sands e a seguire un’immagine di me e Paolo davanti al Raffles Hotel con due Singapore Slings a fare cin cin…la mia cara nonnina (87 anni compiuti) abbia iniziato a canticchiare un motivetto, a me invece sconosciuto, che fa più o meno così: “Singapore, vado a Singapore, vi saluto belle Signore!” (sono corsa poi ad informarmi nel magico web e scopro che parliamo di una hit estiva degli anni ’70, dove probabilmente Singapore era già all’epoca una meta esotica agognata da molti, da poco diventata indipendente dopo anni di colonialismo).

Il 9 agosto Singapore ha compiuto 51 anni e noi eravamo li, a festeggiare l’indipendenza (a suon di Singapore Sling…ovviamente), in quella che io considero non solo la porta per eccellenza di accesso al Sud Est Asiatico, ma di fatto e sopratutto il luogo dove il futuro sembra già essere arrivato.

Adoro Singapore. Che forse con l’Asia c’entra poco…ma che per l’appunto somiglia molto all’idea che ho in testa di quello che potrebbe essere il futuro.

Una metropoli che nasce nella giungla e che li’ trova il suo spazio, facendo coabitare spazi verdi e grattacieli infiniti in una soluzione di continuità coerente, elegante, e bella (niente a che vedere con certi ecomostri che vedi in giro e che fanno rabbrividire al solo pensiero).

Qui sembra che l’uomo abbia trovato il suo spazio, nel massimo dell’efficienza, non calpestando quello che ci stava attorno ma cercando di conviverci al meglio.

Questo in primis e’ quello che mi affascina di questa città.

E poi ordine. Un’ordine estremo.

Tutto qui è pulito, ordinato. Tutto segue una certa geometria che conquista l’occhio.

Anche il traffico (che in un qual modo risulta controllato).

Non sono stata a Bangkok ma ecco…se voi ci siete stati…probabilmente Singapore (io me l’immagino così) deve essere assolutamente il suo opposto.

Il primo approccio alla città arriva all’aeroporto Changi: code ordinate e veloci alla dogana e controllo passaporti, toilette dove potresti mangiare per terra da quanto sono pulite (con un monitor all’esterno di ciascuna con simpatici smile in cui dare feedback riguardo il livello di pulizia, con foto incorporata della signora delle pulizie responsabile del turno), un simpatico carrettino con bibite e snack free che ti vengono offerti mentre attendi i bagagli (ecco…pensavo che una cosa così…solo sulla luna…) – l’aeroporto meriterebbe oltretutto un post dedicato considerando che potresti soggiornarci due giorni interi trovando cose interessanti da fare: piscina sul tetto, cinema, casino, shopping mall concorrenziale a quello del Marina Bay Sands, food court di tutto rispetto, wifi 24h/24 free, hotel, lounge bar, butterfly e cactus garden (solo per citarne alcuni) – .

Rimani colpito subito dall’estrema efficienza in tutto (vuoi prendere un taxi? Trovi una persona che indica chiaramente dove andare per mettersi in fila e poi ne trovi altre due che smistano velocemente le persone in attesa dirottandole senza tergivivischiare verso il primo taxi disponibile: tempo d’attesa massimo 2 secondi).

Ma poi Singapore è il groviglio di culture e razze e religioni. E’ i suoi quartieri. Ognuno con una sua precisa identità che anche in questo caso si amalgama perfettamente con tutto il resto nella sovrastruttura più grande. Singapore è il suo cibo di strada e i ristoranti stellati, i rooftop bar spettacolari sulla skyline, i suoi giardini nel cuore della città e le strutture architettoniche all’avanguardia. Sono i 30 gradi costanti con l’umidità all’80% e l’aria condizionata a palla in qualsiasi locale chiuso.

Singapore è stata la nostra dolce sosta di 4 giorni all’inizio del nostro viaggio…e l’abbiamo semplicemente adorata.

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@TO DO/TO SEE

(nell’ordine cronologico in cui le abbiamo effettivamente visitate)

#Clarke Quay

Arrivati alle 18 dal nostro volo intercontinentale, il tempo di mettere giù i bagagli in Hotel, ci siamo diretti verso Clarke Quay, la zona per eccellenza dove trascorrere la serata/nottata a Singapore.

E’ uno dei moli principali lungo il fiume che si sera si illumina di mille colori, pieno di bar, pub, ristoranti e locali per tutti i gusti e di tutte le etnie. Un pochino turistico…ma una sera va assolutamente visto. Da qui partono inoltre le barche che portano a fare un giro lungo fiume fino al molo del Marina. Le luci della città di notte sono fantastiche…

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#Chinatown

Parto dal mio quartiere preferito in assoluto. Passeggiare nel caldo afoso, tra le bancarelle di cianfrusaglie, il food market, i vecchini che giocano a dama e backgammon a bordo strada e i templi è una delle cose assolutamente da fare quando siete a Singapore. Il quartiere non è particolarmente esteso (in generale Singapore non è grandissima e gli spostamenti sono facili e veloci sia in metro che a piedi) e vale la pena perdercisi dentro senza mappe o cartine e farsi sorprendere dalla vita che anima questo angolo antico di città.

Entrate nel Buddha Tooth Relic Temple, 5 piani da scoprire fino al giardino sul terrazzo. Al piano terra trovate il vostro Buddha protettore in base alla data di nascita e accendete un incenso circondati dai monaci e accompagnati dai canti di celebrazione. A pochi passi lo Sri Mariamman Temple, in cui entrare a piedi scalzi ed osservare le cerimonie induiste.

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#Arab Street e Haji Lane

Dai templi buddisti alla moschea che domina il quartiere arabo di Singapore. Due strade che si incrociano brulicanti di negozi e ristoranti etnici (arab street) e negozi vintage/design e street art (Haji Lane).

#Little India

Ecco…per me la nota dolente di questa città. A me questo pezzo di Singapore non è piaciuto e mi ha fatto pensare che ecco…forse l’India non farebbe per me. Diciamo che in quest’angolo di città le regole auree ‘pulizia, ordine, geometria’ vanno a farsi benedire e diventa tutto un caos frenetico e un miscuglio di odori un po’ troppo forti per i miei gusti…(per quanto sia abituata ai gusti forti). Certo ogni tanto si stagliano poi nel cielo tetti e case colorate che colorate di più non si può…ma non è bastato per farmi apprezzare Little India (dove mi sono sentita anche un po’ meno sicura, a dirla tutta, ecco).

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#Marina Bay Sands & Riverfront

Oggi è sicuramente il segno distintivo di Singapore. Ha cambiato inevitabilmente lo skyline e lo ha reso unico. Tutti (anche mia nonna…abbiamo capito) conoscono ‘il grattacielo con la barca sopra’ (come direbbe lei). E’ bello da vedere da ogni prospettiva e soprattutto dal Riverfront. Una passeggiata attorno al Riverfront del Marina è veramente piacevole nonostante l’umidità e il caldo torrido (oltretutto l’ingegno e ancora, la lungimiranza, ha fatto costruire in diversi tratti del percorso dei ventilatori giganti sotto cui sostare diventa una manna dal cielo).

Non sono un’amante di centri commerciali e di shopping mall ma quello del Marina merita una sosta prolungata. Tre piani di lusso e abbondanza in un contesto architettonico da wow. Più di una nota trash (in stile Las Vegas): un canale all’interno del mall navigabile in gondola e una pista di pattinaggio su piastrelle affrontabile noleggiando pattini da lama sul ghiaccio…stranezze asiatiche.

Ovviamente il punto forte è salire dalla Tower 3 all’ultimo piano e godere della vista dall’alto e sopratutto ammirare l’Infinity pool accessibile solo agli ospiti dell’hotel.

Ecco. Ho avuto modo di alloggiare in precedenza al Marina e di fare il bagno insieme ad altre 1000 persone (l’affollamento è effettivamente esagerato) sulla famosa piscina…anche qui, un po’ fuori dal coro devo dire che per me, non ne vale la pena. Per il prezzo ci sono hotel molto più meritevoli a Singapore dove sentirsi un po’ meno ‘nella massa’ e più coccolati da cliente.

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#Gardens by the Bay

Avete amato Avatar e vi chiedete cosa abbia ispirato l’Albero della Vita dell’ultimo Expo? Qui troverete pane per i vostri denti e una risposta alla vostra domanda. Dietro il Marina Bay Sands si stagliano questi gianteschi alberi artificiali sopra i quali è possibile passeggiare tramite una passerella che li collega e da cui la vista sul Marina è strepitosa. A pagamento ci sono poi due padiglioni, di cui mi sento di suggerire sopratutto la visita alla Foresta Pluviale (l’altro è un giardino botanico…e se avete in mente di visitare anche il Botanic Garden potete assolutamente bypassare).

Vi troverete a passeggiare in un’ambiente tropicale/pluviale ricreato in tutto il suo microclima in una struttura avveniristica che lascia senza fiato e dalle 19:30 inizia lo spettacolo serale di luci.

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IMG_9429#Botanic Gardens

Un polmone verde che si estende a Nord di Orchard Street (la via commerciale per eccellenza di Singapore). Laghetti, palme, gazebi, pic nic sui prati, varani giganti (!!), un’atmosfera ovattata e rilassante, fuori dal caos urbano. Il National Orchid Garden, a pagamento, è una tappa obbligata con la sua bellezza e varietà di orchidee da tutto il mondo (per appassionati e non).

@FOOD/DRINKS

Qui si apre un capitolo mooolto mooolto interessante. Singapore è la bengodi del cibo etnico, del cibo stellato, dello street food. La sua diversità culturale si riflette chiaramente anche nella ristorazione che può accontentare qualsiasi tipo di palato (e più o meno di tasche…anche se su questo tema è bene in realtà sottolineare come il rovescio della medaglia è che Singapore è una città parecchio costosa…ecco prendiamo come benchmark una birra: costo medio 15 SDG pari a circa 10 euro). Il lusso qui è vero lusso e per chi è appassionato di skybar, rooftbar e chi ne ha più ne metta troverà assolutamente di che gioire.

#Din Tai Fung

Non posso non iniziare dai miei preferiti in assoluto…adoro i dim sum e adoro i dumplings e sono una fan sfegatata di questa catena in franchising dove ci sono questi omini operosi con cuffietta e mascherina che in bella vista sfornano dumplings a manetta con un’operosità che neanche le api sull’alveare e con una velocità da far impallidire qualsiasi catena di montaggio evoluta. Sono circa una ventina i locali disseminati a Singapore e ogni volta che rivivo quest’esperienza ne esco con l’idea di importare questo business e modello in Italia (poi mi prendono le paranoie…che forse se nessuno c’ha già pensato un motivo c’è…e mi areno…ma dentro di me sono convinta che se io non posso andare al Din Tai Fung, sarà un DinTai Fung a venire da me…)

Ne ho provati svariati e mi sento di suggerire in particolare il ristorante a Chinatown, dentro il centro commerciale (uno dei migliori in quanto a qualità e meno affollato rispetto ad altri…quello del Marina Bay Sands per esempio è sempre preso d’assalto a qualsiasi ora del giorno). Anche in caso di code comunque sono efficentissimi…numerino all’entrata dove ti consegnano già il menu in formato mignon in cui segnare quantità e cibo che desideri in modo che poi quando ti fanno accomodare tempo 5 minuti e hai già i tuoi dumplings al tavolo! Visto il modello si potrebbe pensare ad una catena low budget ma in realtà amaramente devo dirvi che la spesa media in due è sempre stata sui 90/100 SDG (circa 60 euro in totale)…ovviamente mangiando come se non ci fosse un domani e ordinando quantita’ di dumplings che suscitavano un certo stupore e perplessità nel personale…

#Southbridge

Oyster Bar, sulle rive del fiume Singapore, tra Clarke Quay e la zona della Marina, con una piccola meravigliosa terrazza con una vista spettacolare sullo skyline della città. Vastissima scelta di ostriche di tutti i tipi e per tutti i gusti e finger food/snack per accompagnare degli ottimi cocktail. Ottimo menu anche per i vini, in particolare bollicine italiane e francesi a prezzi molto buoni considerando Singapore (aperto dalle 5 pm a mezzanotte in punto!)

#Raffles Hotel/Long Bar

Qui è stato inventato il famoso Singapore Sling nel 1915. Il cocktail per eccellenza che anche se sei astemio non puoi non provare se passi per Singapore. E il posto migliore per gustarlo, con la ricetta originale (poi versioni rivisitate del cocktail, sopratutto nei giorni dell’indipendenza si trovano ovunque) è nel long bar del Raffles Hotel, un edificio in stile coloniale che trova il suo spazio in mezzo alla giungla di grattacieli e dove si respira un’atmosfera ‘vecchia Londra’.

Ok…il cocktail si fa pagare ben 25 SGD…ma una volta nella vita si può fare.

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#1- Altitude

Un cocktail a 282 metri sul livello del mare, con vista a 360° su Singapore dal rooftop bar più alto del mondo…WOW! Lounge bar, club in orario notturno e il ristorante stellato ‘Stellar’. Si paga l’entrata in cui è inclusa una prima consumazione (30 SDG a testa). E’ richiesto un abbigliamento casual formale (per intenderci in infradito e pantaloncino corto non vi fanno entrare…)

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#Tomo Izakaya at Clarke Quay

Giappo Tapas Bar in Clarke Quay, riconoscibile in quanto vicino al ponte e arredato all’esterno con delle lanterne (all’interno si mangia seduti per terra sui cuscini). Bella atmosfera, cibo un po’ deludente (soprattutto per quanto riguarda il sushi) ma con una buona proposta di noodles.

Se poi non contenti volete bervi una buona birra con vista sul fiume e non fare troppi passi, al piano superiore dello stesso edificio:

#Level 33

Se avete invece voglia di aragosta, sempre qui nei pareggi (dalla parte opposta del fiume), con poi altri diversi locali della stessa catena sparsi un po’ ovunque in città potete optare per

#Jumbo Seafood

o in alternativa se vi trovate di mercoledì in città, va alla grande il

#Lobsterfest al Lime del Parkroyal on Pickering (il nostro hotel)

99 SGD a testa per accedere al buffet senza fine in cui l’aragosta viene proposta in tutte le salse…

#Ce la Vi

Sky bar, Lounge Club e ristorante all’ultimo piano del Marina Bay Sands. Accesso quasi obbligato per chi non è ospite dell’hotel e vuole accedere alla terrazza panoramica. Ingresso con consumazione obbligatoria, vista sul Riverfront e sull’infinity pool più famosa al mondo. Cocktail così così, servizio discutibile ma anche questo fa parte dei ‘must do’ a Singapore (poi personalmente, molto meglio l’aperitivo al tramonto dal Riverfront con vista Marina Bay Sands, piuttosto che il contrario).

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#Potato Head Folk

Ritorniamo a Chinatown, in un bellissimo edificio in stile coloniale di 3 piani, arredato in stile hippie/folk dove anche qui, è la terrazza che dovete puntare…Hamburger/Hot Dog e patate fritte con ottimi cocktail se avete voglia di qualcosa di diverso dalla cucina asiatica.

@HOTEL

#Parkroyal on Pickering

Le immagini parlano da sole…dopo aver soggiornato in precedenza al Marina (e non averlo particolarmente apprezzato…) la scelta è ricaduta su questo eco hotel di design tra Chinatown e Clarke Quay che salta all’occhio in mezzo agli altri grattacieli per i terrazzamenti verdi e le piscine a sfioro tra il 5° e il 7° piano immerse in un giardino tropicale. Prenotato con largo anticipo monitorando attentamente promozioni e sconti si è rivelata una scelta ottimale sia per la location comoda a tutto sia in metro che a piedi, per l’ambiente e per il servizio eccellente con delle colazioni a buffet (come si usa qui nei grandi alberghi) indimenticabili ma con la sensazione di essere in una dimensione intima (ecco…la sensazione che sicuramente al Marina non si può provare).

In molti prima di partire mi ha detto ‘3 giorni a Singapore??? Sono troppi, cosa ci sarà mai da vedere?’. Ecco. Io direi che 3 giorni pieni sono anche pochi se si vuole godere appieno di questa città. Proprio perché è uno di quei posti che bisogna ‘vivere’.

Come Pollicino lascia dietro di sé le briciole di pane per tornare a casa, io mi lascio sempre dietro qualche posto da visitare per la prossima volta.

E’ la mia scusa per tornare.

E anche questa volta ho lasciato lì Sentosa, lo zoo e il Night Safari e tanti bei localini che varrà la pena scoprire la prossima volta…

Bye Bye Singapore: è sicuramente un arrivederci!

 

@2016 Viaggidiritorno, tutti i diritti riservati

3 pensieri su “La mia Singapore: guida semiseria alla porta d’accesso al Sud Est Asiatico (perchè la amo e perchè se vuoi vedere il futuro, basta venire qui)

  1. Che bel racconto Lucia! Sono stata a bocca aperta per tutto il tempo! Singapore mi sembra uscita da un altro mondo, una specie di città aliena che mi affascina moltissimo! Mi salvo questo articolo tra i preferiti così, un domani, quando ci andrò, avrò tutti gli indirizzi utili a portata di mano 😉

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    1. Altro che Dubai…;) Città aliena…esatto! E a portata di bimbo Alessia…ci sono un sacco di cose adatte e da fare con i bambini con un approccio ludico – didattico veramente interessante (e anche in questo caso…avanti anni luce…bravi e lungimiranti)

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      1. Ma davvero? Ma che bello! L’unica cosa che mi blocca è il tasso di umidità… Magari capitando in inverno è un po’ più fattibile, chissà… Grazie Lucia! Io comunque ho condiviso il tuo racconto su fb. Te lo scrivo qui perchè non sono riuscita a taggarti…Antipatici questi social poco social…;) Ciao!!

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