Bali: ma che colore ha, la felicità?

Questo post non vuole scriversi…e’ fermo qui da diversi giorni senza un perché. Questo fa riflettere su come sia difficile riuscire a dire qualcosa sui momenti “perfetti”. Quelli che sono PIENI di così tante emozioni, sensazioni, cose fatte, viste, vissute che si definiscono da se’ senza bisogno di aggiungere altro.

Quando sono stata anni fa per la prima volta a Bali, un ragazzo del luogo mi chiese sorridendo in un inglese non proprio semplice da comprendere e piuttosto masticato “is it your first time in Bali?”. Quando io risposi di si, si aprì in un sorriso, aggiungendo “the first but not the only because when you come in Bali one time you will always come back. I’ll see you again. This island will call you back.”. Quando lo disse già sapevo che aveva ragione. Bali ti chiama di nuovo a se’. Ammalia, conquista e ti fa ritornare. Io, li’, ho trovato me stessa per la prima volta. Mi sono sentita libera e in pace come in nessun posto prima. E volevo capire se la seconda volta avrei provato ancora quelle sensazioni li.

“Tu avrai una lunga vita, avrai molti amici, farai molte esperienze, perderai tutti i tuoi soldi, sta tranquilla, riuscirai a riaverli tutti quanti e un giorno tornerai a Bali e io ti insegnerà tutto quello che so…” (cit. Mangia, Prega, Ama)

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2012…qualche chilo in meno, un cappello diverso, i capelli piu’ corti e lo sguardo che si perde nelle risaie di Jatiluwih…
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2016…qualche chilo in piu’, un nuovo Panama e la t-shirt presa in Cambogia, i capelli piu lunghi e il sorriso che si riempie di gioia nelle risaie di Jatiluwih…

E’ stata una toccata e fuga (resa ancora più breve dalla disavventura del passaporto in Cambogia che ci ha fatto perdere tempo prezioso).

Intensa.

E anche questa volta Bali ha  portato nuovi amici e nuove conoscenze. Vite che incroci e che ti lasciano qualcosa di nuovo. Questa volta abbiamo avuto la fortuna di conoscere “Good Day” (il nome Balinese è troppo complicato da scrivere e pronunciare, così abbiamo sempre usato il suo soprannome in inglese – e mai soprannome è stato più azzeccato considerando come abbia reso veramente i nostri giorni sull’isola ricchi di cose belle – ), un ragazzo balinese di 23 anni che da driver, si e’ trasformato in un vero e proprio amico e compagno di viaggio con cui abbiamo condiviso pensieri, opinioni, abitudini e lunghe chiacchierate profonde sull’induismo, la vita e la morte, il karma e il destino. Siamo arrivati con lui alla conclusione che in una vita precedente io sia stata una bambina balinese…e ci credo profondamente (conquistata dalla filosofia di vita – perchè di questo si tratta, più che di una religione – dell’induismo).

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Per me il colore della felicità e’ il verde delle risaie di Jatiluwih.

Per questo, forse, quando sono a Bali, mi sento a casa.

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Di Bali, cosa vedere, cosa fare, dove stare ho già parlato qui…

Questi 3 giorni per noi sono stati essenzialmente Ubud e dintorni (la parte che io personalmente preferisco di Bali: quella mistica, quella della giungla e delle risaie, dei templi nelle foreste e dei ritmi lenti, della spiritualità, delle campagne).

Volevamo viziarci e concederci una sorta di pre luna di miele e abbiamo scelto un hotel ad Ubud, il Kayon Resort, che si è rivelato a dir poco meraviglioso: infinity pool letteralmente immersa nella giungla, suite in perfetto stile balinese con vasca (dalle dimensioni di una mini piscina) e terrazza affacciate sul  fiume, ristorante delizioso e servizio super attento ad esaudire qualsiasi desiderio. Le colazioni del Kayon rimarranno impresse nei nostri ricordi come le più memorabili di sempre (alla cartè con scelta tra diversi tipi di breakfast: continentale, americana, balinese, etc…che comprendeva abitualmente una spremuta fresca d’ananas, tè e caffè balinese, croissant e pane fatto in casa, burro e marmellate, yogurt greco con macedonia di frutti tropicali, french toast e fantastiche eggs benedict con bacon croccante). Le escursioni in giornata le abbiamo organizzate con loro personalizzando gli itinerari standard e aggiungendo alcune tappe che non volevamo perdere.

Abbiamo ceduto ad un tour decisamente turistico, quello della degustazione del thè e del caffè, ma che personalmente mi è piaciuto molto e che ci ha permesso di provare il famoso Kopi Luwak, il caffè che deriva dalla defecazione dello zibetto delle palme.
In pratica questo mammifero mangia le bacche di caffè, digerisce la parte esterna ed espelle integralmente i chicchi di caffè.
ll kopi luwak effettivamente ha un gusto molto particolare. La motivazione deriva dal fatto che il mammifero si nutre, oltre che con i semi di caffè, anche con frutti dolci e i più maturi,  i quali donano al caffè un sapore poco amaro e un retrogusto di cioccolata e di selvatico. Pur non essendo un’amante del caffè (per quanto ho particolarmente apprezzato poi, quello al ginseng e al cocco) ho trovato molto buona la mia tazza di Luwak Coffee, il caffè oltretutto più caro al mondo (in molti paesi il prezzo di una tazzina di questo pregiato caffè può raggiungere anche i 50 $!!!!).

Di fattorie da visitare dove apprendere le modalità di torrefazione del caffè ce ne sono a bizzeffe nei dintorni di Ubud, tutte circondate dalla giungla  e affacciate sulle risaie, contorno che rende ancora più bella e piacevole l’oretta di degustazione (accompagnata da delle ottime chips di banane!!!!)

Allontanandosi invece da Ubud, verso la costa, abbiamo deciso di visitare uno dei templi del mare, l’Uluwatu, nel tardo pomeriggio in modo poi da fermarci al ritorno al Rock Bar, all’interno dell’Ayana Resort in zona Jimbaran per un aperitivo al tramonto.

Consiglio vivamente quest’esperienza. Non è possibile prenotare i tavoli per chi non è ospite del Resort e questo comporta che bisogna arrivare piuttosto presto per accaparrarsi un posto vista tramonto (già alle 16:30 il bar è super affollato) ma vale la pena provarci. Servizio top, prezzi decisamente alti sia per i cocktail che per il sushi che funge da aperitivo ma il contesto, il servizio e la vista sono memorabili: le onde che si infrangono sugli scogli, musica lounge, il sole che tramonta caldo, la brezza leggera profumata di frangipane che trovi solo a Bali…

Bali è stata per noi lunghe passeggiate nella natura, templi sulle montagne, sorrisi pieni e occhi scuri, acque purificatrici, massaggi rilassanti e rigeneranti, ritmi lenti, libertà e tanto verde: ossigeno per gli occhi e per lo spirito.

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Non c’è due senza tre…recita un detto popolare.

Bali, ha lasciato di nuovo tracce profonde e sta già lanciando di nuovo il suo richiamo.

Ormai un pezzo del mio cuore e’ definitivamente lì. Ci rimarrà per sempre. Ogni tanto è importante che io vada a riprendermelo. O meglio…che io vada ad assicurarmi che lì, stia bene.

Isola degli Dei: arrivederci, a presto…

(to be continued…e noi si riparte verso Java)

 

@2016 Viaggidiritorno, tutti i diritti riservati

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6 pensieri su “Bali: ma che colore ha, la felicità?

  1. Bellissima Lu, si vede che sei radiosa.
    Oggi ancor più di ieri!
    Accostare il colore della felicità al verde di Bali direi che è una cosa fantastica, anche io mi sentirei totalmente felice e appagata in mezzo a tale meraviglia!
    Articolo e foto belle come sempre ❤

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  2. Che bello il ragazzo del posto che prevede un tuo ritorno! Questa isola ha qualcosa di mistico e spirituale, a partire dal verde brillante delle risaie… Bellissimo viaggio! Aspetto i racconti su Java!😊

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  3. Bali è nei miei sogni e leggere il tuo racconto, guardare le tue foto mi ha confermato che è un posto magico. Ho letto resoconti di persone che sono rimaste deluse, forse perché si aspettavano qualcosa di diverso. Anch’io ho sempre paura di crearmi delle fantasie sui luoghi che non corrispondono alla realtà, ma ho la sensazione che Bali sia proprio come la immagino. Piena di sfumature. (E complimenti per il blog!)

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    1. Grazie!!!! Bali non ti deluderà…non può deludere (anche se come in ogni cosa, penso che troviamo in ogni posto qualcosa che c’e’ dentro di noi…e Bali per me e’ speciale perché ho trovato parti di me che avevano bisogno di venire fuori!😊) ti auguro al più presto di tramutare il tuo sogno di viaggio in realtà

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