Borobudur, Java: quando la spiritualità di un luogo, tutt’uno con la natura circostante, ti fa sentire in sintonia con l’universo.

Il nostro viaggio prosegue da Bali a Java.

Partenza all’alba da Denpasar, destinazione Yogyakarta. Solo due giorni. Una toccata e fuga. Essenzialmente per smarcare dalla travel wish list un’altra meta, dopo l’Angkor Wat. Un luogo che era nella mia testa e nei miei sogni da tempo (ancor prima che ci passasse ‘Pechino Express’). Il Borobudur.

A Yogyakarta si transita essenzialmente per due cose. Trekking sui vulcani (Merapi e Bromo) e la visita al Prambanan e al Borobudur, due dei siti religiosi più importanti e imponenti di tutta l’Indonesia, tempio induista il primo e buddista il secondo, qui nello stato a più alta concentrazione musulmana del mondo.

Non aspettatevi molto altro da Yogy. Borobudur a parte, questo pezzo di Indonesia non c’ha saputo conquistare. Sarà stata la stanchezza, ormai, da 14 giorni in viaggio a ritmi sostenuti. Sarà stata la malinconia nel lasciare di nuovo Bali. Ma l’ospitalità dei Javanesi non c’è sembrata neanche lontanamente paragonabile al calore del popolo cambogiano e alla gentilezza dei balinesi. Una città molto caotica e industrializzata. Dove solo la residenza estiva del sultano (il Water Castle) ha meritato una foto ricordo.

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Ma noi eravamo essenzialmente qui per l’alba al Borobudur. E quella. Quella si. Ci ha stregato.

Atterrati alle 9 circa a Yogj (volo con Garuda Airlines che è stata una vera sorpresa: aeromobili nuovissimi e molto spaziosi considerando la tratta nazionale, intrattenimento a bordo con singoli schermi cinema a passeggero, snack e colazione di veramente buon livello), ci viene a prendere il nostro driver (assoldato via Internet tramite il resort che ci ospiterà per le due notti, l’Hyatt Regency) per portarci subito, come concordato, al Prambanan.

Patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1991, il Prambanan si estende in un’area di diversi chilometri, che comprende, oltre al complesso principale, con i tempi di Shiva, Brahma e Visnu, diversi mausolei e templi minori (molti dei quali in ristrutturazione). Il parco è percorribile a piedi o in bicicletta e ospita spesso eventi e concerti (la sera della nostra visita, per esempio, era in programma un festival jazz con artisti internazionali).

Siamo gli unici occidentali in visita e diventiamo velocemente un’attrazione (oltre alla foto ricordo con il Prambanan in lontananza, il selfie con noi diventa un must – reso ancora più prezioso dai capelli ricci di Paolo che sono una vera rarità e suscitano sorpresa e ilarità tra gli asiatici..le cose che non capirò mai di quest’angolo di mondo…-).

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Dopo due ore di full immersion, prima di raggiungere il nostro resort, ci facciamo portare in centro a Yogjakarta e visitamo il palazzo del sultano e il Water Castle (la residenza estiva). Veniamo ripetutamente circondati e letteralmente assediati da persone del luogo che cercano di venderci qualsiasi così (quadri Batik in primis, gabbiette con uccellini esotici, strumenti musicali di strana fattezza). Cerchiamo di divoncolarci con destrezza ma questa cosa, unita al caldo terribile e alla stanchezza del viaggio ci sfianca talmente da non farci apprezzare particolarmente quello che vediamo e per la prima volta in 14 giorni non vediamo l’ora di ritirarci in albergo e non fare assolutamente nulla, attendendo il mattino dopo per svegliarci nuovamente all’alba e finalmente, visitare il Borobudur.

La sveglia è alle 4 del mattino. In una mezz’h circa di auto raggiungiamo la zona del tempio. Facciamo i biglietti alla reception e ci incamminiamo, muniti di piccole torce che ci forniscono al nostro arrivo, insieme ad un centinaio di persone, verso il monumento principale.

E’ buio. Non si riescono a riconoscere contorni e cose in lontananza. Il silenzio è interrotto dal leggero e impercettibile brusio della gente in cui irrompe all’improvviso un canto di muezzin in lontananza. Questo procedere vicini vicini, in carovana, verso il nulla ha un che di inquietante e mistico. Un ricordo che conservo forte, di quel giorno. Arriviamo dopo una decina di minuti ai piedi del tempio e iniziamo ad arrampicarci e scalare i piani fino a raggiungere la cima, dove cerchiamo di posizionarci vicino alle stupa (le campane che contengono le statue dei buddha) rivolte verso Est.

Siamo circondati da montagne, colline, giungla, vulcani. Il sole farà capolino pian piano da un vulcano fumante attivo.

Nonostante la gente. Nonostante il brusio. Nonostante il canto del muezzin. Si percepisce solo il silenzio. La natura. Un’energia primordiale. Mistica.

La luce che pian piano illumina le stupa, la nebbiolina leggera che sale dalla giungla e che ci circonda. L’aria ancora fresca e pulita del mattino. E’ un’emozione che non ha nome.

Il sole non è ancora sorto del tutto e mi allontano dalla ‘folla’. Vado a nord ovest, dove non c’è nessuno. Mi siedo su un gradone. Respiro profondamente. Rimango ferma, lì, assorta e impietrita dalla Meraviglia che mi si apre sotto gli occhi. E mi riempio di vita. Di natura. Di passato e presente e futuro. Di emozione.

Questo è un luogo unico e magico. Tutt’uno con la natura circostante. Dove si percepisce nettamente il peso della storia e del tempo. E qui. Mi sono sentita libera e in profonda sintonia con l’universo e le sue forze.

10 minuti tutti per me. Prima che il sole sorgesse e che anche quel lato diventasse scenario di selfie e foto rituali.

Qualche persona che si commuove, seduta in contemplazione come me. Qualche piccolo gruppo che si mette a fare yoga.

Io osservo tutto questo. Sono felice. Penso di essere molto fortunata. E penso che tutto quello che mi riserverà la vita, come tutto quello che fino ad oggi mi ha riservato, sono pronta ad accoglierlo con le braccia aperte e il cuore leggero.

Penso che non poteva esserci finale migliore per questo viaggio che mi ha regalato così tante sensazioni.

E che sono pronta, adesso, a ritornare a casa.

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  “La vita si ascolta cosi’
come le onde del mare…..
Le onde montano…
crescono…
cambiano le cose…
Poi, tutto torna come prima…
ma non e’ piu’ la stessa cosa…

2016, @Viaggidiritorno. Tutti i diritti riservati

3 pensieri su “Borobudur, Java: quando la spiritualità di un luogo, tutt’uno con la natura circostante, ti fa sentire in sintonia con l’universo.

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