Big Five, natura selvaggia, tramonti rosa: il nostro primo Safari (ed è subito ‘Mal d’Africa’) @Chitwa Chitwa Game Lodge

Superiamo la zona ‘verde’ del Mpumalanga con le sue strade veloci e ampie che si perdono all’orizzonte e entriamo in paesaggi nuovi e desolati attraversando paesini con mercati improvvisati ai bordi di strade semisterrate, capre e mucche da schivare nel passaggio e gente che cammina nel nulla (a arriva dal nulla e va verso il nulla), per raggiungere il Kruger e la riserva del Sabi Sands.

E’ un guardarsi attorno sorpresi con un mix di circospezione, paura, emozione, sopratutto varcato il Gate in cui l’intimazione e’ quella di non uscire dalla macchina per nessun motivo prima di raggiungere il Lodge.

E’ mezzogiorno. Non c’e’ nessun’altra macchina per strada e ci troviamo nella natura selvaggia. Gruppi di zebre ai lati della strada, antilopi e impala che brucano tranquilli nel Bush, elefanti in lontananza…e’ già meraviglia.

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Dopo 7 km di sali e scendi nel Bush raggiungiamo il Chitwa Chitwa il Lodge che ci ospiterà per le prossime 4 notti, le ultime di questo splendido viaggio, il primo game Safari della nostra vita.
Il posto e’ incredibile e completamente immerso e integrato nella natura, davanti al laghetto più grande di tutta la riserva che ospita due famiglie di ippopotami (25 per l’esattezza – con uno dei quali avremo un incontro ravvicinato, non proprio amichevole, la seconda notte), diversi coccodrilli e frequentato quotidianamente da una famiglia di elefanti (12 in tutto), giraffe e che vede spesso l’incursione di Leopardi e leoni nella notte (che hanno apprezzato l’acqua della nostra piscina la prima notte del nostro soggiorno!!!).

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Scorrazzano amabilmente un po’ dappertutto impala, gnu, antilopi che si avvicinano e ti guardano curiose.
La suite che ci danno e’ la più isolata di tutto il Lodge, per “honeymooners”, una camminata di 5 minuti (che sembrano interminabili di notte nonostante la presenza costante di un ranger ad accompagnarci…e che purtroppo non sarà sufficiente per evitarci di incappare in un ippopotamo la seconda notte, al rientro dalla cena, un’esperienza che non auguro a nessuno di vivere ma che per fortuna per noi, si risolve con diversi graffi e qualche lussazione cercando di scappare dall’attacco dell’animale…in tutta la riserva diventiamo velocemente “the guys survived at the hippo’s attack”…già, perché, come ci era stato raccontato ci siamo trovati faccia a faccia con uno degli animali più pericolosi in assoluto).

Esperienza con l’ippopotamo, a parte – che meriterebbe un post dedicato…intanto vi rimando a Tutto quello che c’è da sapere prima di partire per il Sud Africa!, (post da leggere se hai in mente questa meta di viaggio, per partire informati…),  – il lodge è semplicemente spettacolare e la nostra camera è tre volte il nostro appartamento, a casa: super design, caminetto, letto a baldacchino enorme, piscinetta privata e sopratutto un deck di osservazione privilegiato sul lago e sul bush!

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Ho pensato che era da un po’ di tempo che non mi capitava di stare ferma senza fare nulla.

Stare sola con i miei pensieri, non avere distrazioni tecnologiche (vedi alla voce Wi-Fi…).

Qui mi sono resa conto di essere stata tre ore a guardarmi attorno, ad osservare il pezzo di panorama davanti a me, con un binocolo in mano, senza nessun pensiero in testa.

Solo incantata dallo spettacolo della natura.

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Il passaggio degli animali, perdermi nel seguire il percorso di un coccodrillo che dall’acqua con eleganza e una lentezza inenarrabile emerge sulla terraferma per prendere il sole.

L’arrivo di una famiglia di elefanti che si abbevera sul lago, i piccoli elefanti che giocano e si rincorrono, la madre a vegliare su di loro e ad allargare le orecchie all’avvicinarsi furtivo di un ippopotamo che sbuffa, verso la riva.

Due impala che si scornano tra loro, uno gnu che insegue un’antilope.

Un’antilope che si avvicina a me e mi studia con attenzione prima di continuare a brucare vicina dopo essersi accertata che sono innocua.

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E’ anche e sopratutto questo il Mal d’Africa.

E’ una sensazione che ti rimane dentro e che ti porti a casa, per giorni e settimane dopo e che poi ti prende all’improvviso, quando meno te lo aspetti, mentre stai compiendo uno qualsiasi dei mille riti e gesti quotidiani, nel confort della tua casa. Ripensi improvvisamente al contatto così intimo e profondo con la natura primordiale. Alla bellezza di assistere allo spettacolo di una terra così selvaggia, dove capisci di essere solo una comparsa, un semplice spettatore.

E’ la nostalgia per un’orizzonte che non ha fine, grande e vastissimo, davanti a cui provare un brivido difficile da descrivere a parole.

Sono le albe e i tramonti nel Bush, di un colore rosa confetto. Si stagliano silenziosi su alberi millenari, si allungano sopra praterie senza confini. Colorano di toni pastello tutta la natura attorno e si riflettono su stagni in cui si abbeverano giocose famiglie di elefanti e dove spuntano guardinghi gli occhi degli ippopotami.

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E mentre le zebre e le antilopi pascolano placide e i leoni riposano come gatti da salotto dopo un’abbondante pasto a base di bufalo africano, nuvole rapide corrono per lasciare spazio alla notte con le sue stelle più brillanti e luminose.

Ecco. E’ questa, per me, la magia del Bush.  

E’ questo, quello che qualcuno, chiama, semplicemente,  “mal d’Africa”.

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#Chitwa Chitwa e Safari Game Drive

Al Chitwa Chitwa abbiamo avuto la possibilità di vivere l’esperienza del Game Drive.

Il costo della camera, include infatti, oltre a cibo e bevande alcoliche e non in ogni momento del giorno e della notte, i due Safari giornalieri, uno al mattino e uno al pomeriggio e la possibilità di fare anche un’escurisione guidata a piedi con il proprio Ranger.

All’arrivo ci viene affidato un Rager, con il suo Tracker (l’omino che se ne sta seduto in jeep, in un seggiolino davanti  al cofano e che ha il compito di seguire le tracce!) che ci accompagneranno per tutto il nostro soggiorno. Con noi in jeep, dopo un primo Safari pomeridiano con una coppia australiana in luna di miele, alla loro ultima uscita nel Kruger, per il resto dei giorni ci viene affiancata una coppia di americani dal New Jersey, Teresa e Frank, che si riveleranno degli ottimi compagni di viaggio e con cui nasce subito una forte simpatia ed empatia.

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Sono giorni intensi, con un ritmo veramente serrato: sveglia alle 5:30 del mattino per il Safari all’alba – con colazione nel Bush a base di tè/cioccolata calda e muffin -, rientro al lodge e colazione pantagruelica a base di uova (tutto il mio soggiorno in Sud Africa ha significato per me mangiare in due settimane di colazioni una quantità di uova pari al consumo medio annuo consigliato ad un uomo in salute per non rischiare un’intossicazione al fegato! Adoro le eggs benedict e sono una debolezza…se le ho nel menu, anche se sto male, non sono in grado di rinunciarci!), tre ore di svago in cui dedicarsi al ‘safari decking’ dalla nostra camera, light lunch e, neanche il tempo di digerire, momento thè e torte delle 15 prima di ripartire per il safari del pomeriggio che si conclude, al tramonto con aperitivo a base di gin tonic e carne secca nel Bush. Si torna al lodge giusto in tempo per una doccia calda e via di nuovo con la cena e poi si va a dormire. I giorni si ripetono così e non ne hai mai abbastanza.

il Game Drive è proprio una scommessa tra macchine e ranger a chi avvista per primo l’animale e una sfida a seguire le tracce e scovare il leopardo, o la famiglia di leoni.

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Il Chitwa Chitwa ci regala poi un aperitivo al tramonto speciale: pizza nel Bush insieme a tutti gli altri ospiti del lodge e ai ranger. E una sorpresa da luna di miele che ricorderemo per sempre: un rientro alla nostra camera dopo il safari del pomeriggio, con la suite tutta illuminata solo da candele, il caminetto acceso, la vasca calda piena di schiuma profumata, champagne e una cena intima, tutta per noi, servita in camera. Semplicemente TOP!

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Il respiro del panorama era immenso. Ogni cosa dava un senso di grandezza, di libertà, di nobiltà suprema…Lassù si respirava bene, si sorbiva coraggio di vita e leggerezza di cuore. Ci si svegliava la mattina, sugli altipiani, e si pensava:

“Eccomi qui, e questo il mio posto”.

(Karen Blixen)

 

Un viaggio ancora sulla pelle…la sensazione a volte, all’improvviso, di essere ancora lì.

Circondati dalla natura selvaggia. 

 

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